17 febbraio 2018

La sostenibilità dei set alla Berlinale 2018. Sustainability in Series: Change is challenging

Quattrocento film a Berlino in questi giorni. Tra questi anche Figlia mia, che racconta una Sardegna contemporanea, lontana dagli stereotipi, Il film di di Laura Bispuri è in concorso insieme alle opere di Lav Diaz, Benoît Jacquot, Gus Van Sant, Alexey German Jr, Malgorzata Szumowska, Philip Gröning, Thomas Stuber, Isabel Coixet, Lars Kraume e Wes Anderson.
Ma la Berlinale non è fatta solo di film da vedere. C'è spazio per parlare di come farli, specialmente in maniera sostenibile.

Il 13 febbraio per il tema Sustainability in Series: Change is challenging sono intervenuti nell'ordine: Dan Jackson (Production Manager della più lunga serie TV, Coronation Street, il quale  ha spiegato che le tropue della fiction frequentano corsi di Carbon Literacy, ovvero alfabetizzazione ai consumi, e questo ha determinato significativi cambiamenti nei comportamenti; Joanna Gallardo, consulente del consorzio francese Ecoprod, ha sottolineato che non è sufficiente sensibilizzare solo il produttore ma è necessario raggiungere i fornitori; per il regista belga Nic Balthazar "La tecnologia è dalla nostra parte", inoltre registi e produttori possono essere i motori del cambiamento anche per l'enorme visibilità di cui godono; secondo Nevina Satta (direttrice della Sardegna Film Commission): "se un grande set cinematografico abbandona la spazzatura in spiaggia questo può danneggiare la reputazione dell'industria audiovisiva, quindi possiamo anche cambiare il modo in cui offriamo servizi ai produttori, del resto il set quando ha finito se ne va ma la film commission resta".
Lunedì 19 febbraio la Berlinale ospiterà il meeting annuale dei fondi regionali europei che perseguono politiche green (Cine Regio).

12 febbraio 2018

Oggi la Stazione Spaziale Internazionale passa sopra la Sardegna

Ignazio Magnani avverte: oggi la stazione spaziale internazionale sarà visibile dalla Sardegna (a patto di avere il cielo pulito) alle 18:30

10 febbraio 2018

Premio Asimov 2018, una delle cose più belle degli ultimi anni

Andare nei licei a spiegare come si scrive una recensione è una delle cose più belle che mi è capitato di fare negli ultimi anni. Come l'anno scorso a Iglesias, quest'anno a Cagliari, Quartu e Selargius (Alberti, Giua, Euclide, Pitagora) ho portato ai ragazzi alcuni consigli basati sulla mia esperienza. Non solo sulla scrittura di una recensione. Ma anche sul metodo scientifico, sulla comunicazione della scienza, sulla necessità di mantenere con i lettori il livello di onestà più alto possibile e sul bisogno ormai impellente di usare le parole con consapevolezza (con doveroso rimando al manifesto delle Parole Non Ostili). Come sempre dal confronto con i ragazzi esco con qualcosa in più. Grazie al Premio Asimov.


Il Premio Asimov, istituito nel 2016 dal Gran Sasso Science Institute, nasce da un’idea di Francesco Vissani e si ispira ai premi assegnati dalla Royal Society per i libri di divulgazione scientifica, con l'obiettivo di avvicinare l'editoria scientifica divulgativa agli studenti (e viceversa). In che modo? Chiedendo agli studenti delle Superiori di recensire i libri che hanno letto. L'obiettivo dell'operazione è ambizioso: avvicinare le giovani generazioni alla scienza attraverso la lettura critica di opere di divulgazione scientifica.
Le modalità le spiega l'articolo 10 del regolamento: "Ciascuno studente aderente all’iniziativa ha il compito di leggere almeno uno dei libri in gara di produrre una recensione originale e di esprimere un voto da 1 a 10 sull’opera letta, compilando e compilando l’apposito modulo di valutazione, disponibile sul sito, entro il 4 marzo 2018. La Commissione Scientifica giudica quali recensioni originali sono valide per contenuti."

La terza edizione del Premio Asimov è promossa e organizzata da: Gran Sasso Science Institute (GSSI), Sezioni di Cagliari, Lecce e Perugia dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), Dipartimento di Matematica e Fisica "E. De Giorgi" dell’Università del Salento, Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Catania, Dipartimento di Fisica dell’Università della Calabria, della Scuola di Scienze e Tecnologie dell’Università di Camerino.
Gli autori delle recensioni vincono una visita ai laboratori del Grab Sasso. Ma questo è anche un premio letterario: la prima edizione è andata al libro di Peter Atkins Che cos'è la chimica. Un viaggio nel cuore della materia (Zanichelli), mentre nel 2017 ha vinto Il vaccino non è un'opinione (Mondadori) di Roberto Burioni.
Per l'edizione 2018 i cinque libri finalisti sono: La bottega dello scienziato: Introduzione al metodo scientifico di Alessandro Della Corte e Lucio Russo (Il Mulino),  L’ordine del tempo di Carlo Rovelli (Adelphi), La tempesta in un bicchiere: Fisica della vita quotidiana di Helen Czerski (Bollati Boringhieri), Le due teste del tiranno. Metodi matematici per la libertà di Marco Malvaldi (Rizzoli), Fisica per la pace. Tra scienza e impegno civile di Pietro Greco (Carocci Editore).

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 10 febbraio 2018

Un post condiviso da Andrea Mameli (@linguaggiomacchina) in data:

21 gennaio 2018

Nel pozzo Seruci dove l'Argon diventa purissimo. L'Unione Sarda, 21 gennaio 2018

L’UNIONE SARDA domenica 21 gennaio 2018 Cultura  

Il progetto Darkside tra Usa, Gran Sasso e Sulcis
Nel pozzo Seruci dove l'Argon diventa purissimo

“DarkSide” sembra il titolo di un racconto di fantascienza. Invece è il nome di una «trappola per la materia oscura», del tutto reale. Un esperimento che si svolgerà nel laboratori del Gran Sasso dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, incluso nel progetto Aria, e ha un'anima tutta sarda. Coinvolge infatti il pozzo minerario “Seruci I” della miniera “Monte Sinni”. L'obiettivo del progetto è la separazione dell'aria nei suoi componenti fondamentali, in particolare, l'Argon-40, utilizzato nella ricerca della materia. Ne abbiamo parlato con Cristiano Galbiati, coordinatore dell'esperimento e professore alla Princeton University, negli Stati Uniti.
Professore, a che cosa serve l'Argon?
«L'Argon serve per individuare particelle di materia oscura: componente molto importante dell'universo. Che cosa sia ancora nessuno lo sa, ma le osservazioni su scala cosmologica hanno permesso di stabilire che il 25 per cento dell'energia dell'universo proviene da una materia diversa da quella di cui siamo fatti, che ne costituisce solo il 5. La materia oscura interagisce debolmente con i nostri corpi e ci passa attraverso, ma senza il suo potere di attrazione gravitazionale non si sarebbero formate le galassie e l'universo sarebbe una distesa di gas rarefatto. Gli ultimi risultati ottenuti al CERN di Ginevra sembrano indicare che sia troppo pesante per essere generata nelle collisioni analizzate negli acceleratori di particelle. Per osservarne i rarissimi urti con la materia ordinaria, è necessario andare a grandi profondità ed evitare i disturbi causati da altre particelle cosmiche. Lunghi studi hanno dimostrato che l'Argon è l'elemento ideale per queste ricerche. In Italia abbiamo i Laboratori del Gran Sasso dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), l'infrastruttura di riferimento mondiale in questo settore.»
Può essere utilizzato un qualsiasi Argon?
«Quello che respiriamo nell'atmosfera contiene una piccola traccia di radioattività causata dai raggi cosmici. Quello utilizzato per il progetto viene raccolto da profondi pozzi in Colorado, dove è protetto dai raggi cosmici, e da lì portato in Sardegna per essere sottoposto a un processo di purificazione. Per questo abbiamo disegnato un processo unico al mondo: distillazione a bassissima temperatura dell'Argon in una torre alta 350 metri nel pozzo minerario “Seruci I” appartenente alla Società Carbosulcis.»
Quali sono i gruppi di ricerca coinvolti?
«La collaborazione coinvolge 350 ricercatori provenienti da dodici paesi finanziati principalmente dall'INFN e dalla US National Science Foundation. Di recente “DarkSide” è diventato il primo sforzo globale per la rivelazione della materia oscura, riunendo tutti i ricercatori interessati a questi studi. Tale successo è stato possibile grazie al vantaggio tecnologico fornito dall'Argon purissimo e dalla disponibilità di sensori innovativi per la rivelazione della luce a temperature bassissime, sviluppati in Italia.»
Che accoglienza ha trovato in Sardegna?
«Eccezionale. Il Progetto Aria era molto ambizioso e apparentemente irrealizzabile. Un primo tentativo nel Nord Italia era andato a vuoto per i costi della realizzazione di un nuovo pozzo esagerati. Prima di chiudere il progetto, feci un ultimo tentativo e con mia grossa sorpresa il professor Alberto Devoto dell'Università di Cagliari e il deputato Francesco Sanna, individuarono una soluzione ideale: riutilizzare le infrastrutture del ciclo di estrazione del carbone per un progetto tecnologicamente avanzato. Le istituzioni ci hanno supportato: il presidente della giunta Francesco Pigliaru, e gli assessori Raffaele Paci e Maria Grazia Piras ci hanno da subito richiesto di andare oltre la produzione dell'Argon. Parte da qui l'iniziativa di studiare la produzione di isotopi stabili per la diagnostica medica. I dirigenti dell'INFN, Fernando Ferroni, Speranza Falciano, Stefano Ragazzi e il direttore della sezione di Cagliari Alberto Masoni, hanno mostrato lungimiranza e capacità di visione. Un grande supporto è arrivato dai funzionari regionali Gianluca Serra, Gianluca Cadeddu, Roberto Saba e Fabio Tore. Il Rettore dell'Università di Cagliari, Maria Del Zompo, si è sempre prodigata a fornirci il suo supporto. Le prossime fasi del Progetto Aria vedranno un grosso coinvolgimento dei ricercatori dell'Università e del gruppo INFN di Cagliari guidato da Walter Bonivento. La Carbosulcis è un'eccellenza sarda e italiana, con professionalità eccelse in un lavoro antico e nobile, fortemente radicato nel Sulcis. Tremila anni di storia mineraria non possono finire nel nulla. Sono stato colpito dalla passione delle maestranze. Sono un ricercatore e valuto persone e strutture basandomi sulle loro competenze tecniche e manageriali. Infine siamo in contatto con l'amministratore unico Antonio Martini della Carbosulcis, grande promotore del progetto, per assicurarne il miglior avvio.» 
Che effetto le fa insegnare a Princeton dove visse anche Albert Einstein?
«Princeton è casa mia da venti anni. Albert Einstein lavorava all'Institute of Advanced Science, a brevissima distanza dall'Università. Alla Princeton University lavorano tanti fisici di rilievo: degli otto vincitori del Premio Nobel per la Fisica negli ultimi tre anni ben quattro sono passati per la Princeton University. Art McDonald, princetoniano e Nobel 2015, è uno degli ultimi ingressi nel progetto “DarkSide”, e quattro mesi fa ha visitato il sito di Carbosulcis.»
Andrea Mameli

La squadra del progetto Aria davanti al pozzo minerario Seruci I. Da sinistra a destra: Hanguo Wang (UCLA), Alberto Devoto (Università e INFN Cagliari), Cary Kendziora (Fermilab), Antonio Sanna (Carbosulcis), James Wilhelmi (Temple University)”. Photo: Cary Kendziora (Fermilab)

22 dicembre 2017

Da Galileo ad Einstein: la Gravità per tutti. Alfonso D'Ambrosio, Pierluigi Lai, Andrea Mameli

Ecco finalmente il primo ebook contenente il mio nome!
Titolo: "Da Galileo ad Einstein: la Gravità per tutti". Sottotitolo: "Esperimenti con lo smartphone". Editore: Logus Mondi interattivi. In formato Kindle: 8,99 euro


Nella mia esperienza di creazione dei contenuti questa dell'ebook è simile a quella del libro tradizionale.
Ma nell'ebook mi sono accorto che serve maggiore cura nell'impianto dei link, delle immagini e della connessione tra le diverse parti che lo compongono.
In altre parole è necessario ragionare in maniera più ipertestuale e devo dire che in questo la lunga militanza tra le schiere degli accattiemmellisti mi ha aiutato non poco.
Questo ebook affronta la Relatività Generale attraverso una serie di esperimenti, illustrati e commentati, basati sull’utilizzo dello telefono cellulare.
E questo è il regno di Alfonso D'Ambrosio. Per realizzare gli esperimenti Alfonso ha utilizzato un modello gravitazionale in tessuto elastico, che permette di analizzare in maniera qualitativa e quantitativa numerosi fenomeni legati della Gravità.
L'ebook affronta gli esperimenti di Galileo Galilei, le tre leggi di Keplero, il modello di gravitazione universale di Newton, la Relatività Generale e le onde gravitazionali.

Pierluigi Lai, come è nata l'idea di questo ebook?
Pierluigi Lai
«A seguito della conoscenza di Alfonso su Facebook. Alfonso mette sempre in evidenza che il digitale può essere uno straordinario mezzo per veicolare la didattica e l'apprendimento in modo significativo. La retorica dello smartphone a scuola sì/no è dovuta spesso a un uso senza competenza. Questo libro sin dall'inizio ha voluto mostrare competenza nell'uso degli strumenti digitali e in particolare dello smartphone.»
A chi si rivolge?
«Agli insegnanti prima di tutto. Ma anche a tutti gli appassionati delle meraviglie della scienza»
Questo è il primo titolo di una collana, quali saranno gli altri temi?
«Gli altri temi spazieranno dalla didattica con il digitale ai problemi di animazione d'aula. Il prossimo titolo si occupa dei problemi dell'aggressività in classe e della gestione con un sistema educativo innovativo»

Per approfondire su Pierluigi Lai e sulla sua casa editrice: Logus mondi interattivi

Alfonso D'Ambrosio, cosa significa insegnare con lo smartphone?
D'Ambrosio in classe
«Da diversi anni si discute dell'utilizzo dello smartphone in classe, non è, però, vietandolo che si risolve la questione. Occorre una sensibilità ed una consapevolezza didattica che guidi il docente e gli studenti ad un suo utilizzo efficace. Se lo studente è solo un fruitore passivo della lezione, allora lo smartphone può essere un elemento di distrazione (vado sui social, messaggio e chatto con gli amici, copio una verifica...), ma è solo cambiando il setting didattico che lo smartphone può restituire valore aggiunto al processo di apprendimento: lo studente può condividere materiale su una classe virtuale, analizzare dati dai sensori del proprio dispositivo, realizzare un contenuto multimediale o scambiare informazioni e idee con studenti di altre Scuole. Insegnare con lo smartphone per me significa aprirsi ad una didattica basata su progetti, su lezioni collaborative, sul problem solving, significa prendere consapevolezza dell'utilizzo della rete e delle sue regole. Significa anche decidere quando e come utilizzare il proprio smartphone!»
Cosa troveranno i lettori in questo ebook?
«L'ebook contiene diverse esperienze realizzate con materiale povero, sia analogico sia digitale. Non mancano contenuti teorici, ma è sostanzialmente un percorso coerente sulla gravità, da Galilei fino ad Einstein, dove il lettore è invitato a mettere le "mani in pasta". Ad esempio viene spiegato come realizzare un Universo spaziale curvo, utilizzando un tessuto Spandex. La gravità viene così visualizzata e si possono costruire ipotesi e modelli persino sulle onde gravitazionali (rilevati con il sensore giroscopio di uno smartphone)!»
Nel 2015 è stato eletto miglior docente innovatore italiano 2015. Come ci si tiene aggiornati e al passo con le tecnologie?
Il telo Spandex
«Da tempo mi piace definirmi, prima che educatore e docente, un ricercatore didattico. Un docente non è colui che conosce la propria disciplina, ma è colui che possiede tutta una serie di strumenti che gli consente di accompagnare i propri studenti verso un apprendimento efficace. In ambito scientifico occorre confrontarsi con misconcetti, con nodi concettuali e stereotipi non banali. Un docente non può dire: ecco la formula, se non la capisci, studiala di nuovo! La tecnologia, in molti casi, è un ambiente di apprendimento, ma anche qui occorre fare dei distinguo. Per me viene sempre prima la progettazione e poi cerco gli strumenti migliori per poterla realizzare: non è certo utilizzando l'ultima App alla moda che si realizza una buona didattica. Fare innovazione a Scuola significa prima di tutto rispondere a bisogni educativi che sono sempre più inclusivi, collaborativi, relazionali , emotivi e strumenti quali la robotica educativa, la fabbricazione digitale possono dire molto a tal proposito!»

Per approfondire su Alfonso D'Ambrosio e sulle sue esperienze in classe:

Laboratorio (povero) di fisica

Fisica e matematica di Alfonso D'Ambrosio


Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 22 dicembre 2017


16 dicembre 2017

Addio Massimo. Alla costante ricerca del senso delle cose, anche le più insensate.

Massimo Mancini Navarino
Addio Massimo Mancini Navarino.

Oggi penso che il fatto di aver potuto lavorare, scherzare, suonare, confrontarmi con te, sia stato un grande dono.

Perché in ogni cosa che facevi ci mettevi sempre qualcosa di tuo, sempre con la consueta dose di ironia.

Ti ricordo alla costante ricerca del senso delle cose. E spesso il senso lo trovavi anche dentro le più insensate, grazie al tuo spirito libero e alla tua acuta intelligenza.

E se dove ti trovi ora puoi leggere queste parole sappi che mi hai insegnato molto anche dopo che qualcosa dentro di te si era inceppato.

Conoscerti è stato un privilegio.

Andrea

P.S. Stasera, sfogliando il tuo diario Facebook, ho ritrovato uno dei tuoi aforismi preferiti: "Non ci si accorge mai di quello che è stato fatto, ma solamente di ciò che rimane da fare" (Marie Curie)


Massimo Mancini Navarino al basso. Foto: Max Atzori

12 dicembre 2017

Dormono sulla collina. Le foto di Francesca Mu

Una selezione di foto di Francesca Mu (TeatrExma, Cagliari, 9 dicembre 2017)
Dormono sulla collina, dic. 2017 [© Francesca Mu 2017]
Dormono sulla collina, dic. 2017 [© Francesca Mu 2017]
Dormono sulla collina, dic. 2017 [© Francesca Mu 2017]
Dormono sulla collina, dic. 2017 [© Francesca Mu 2017]


Dormono sulla collina, dic. 2017 [© Francesca Mu 2017]
Dormono sulla collina: esito scenico del laboratorio avanzato condotto da Fabio Marceddu e Antonello Murgia (Teatro dallarmadio) andato in scena l'8 e il 9 dicembre 2017 nel teatro dello spazio culturale ExMà di Cagliari, liberamente tratto dall'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Master.

Regia e messinscena: Antonello Murgia
Aiuto regia: Fabio Marceddu
Assistente: Cricri Bocchetta

Con:
Mariolina Addari
Marcello Bellu
Alessandra Boero
Sergio Casu
Carla Cocco
Fabrizia Coco
Nicola Costarellan
Elisabetta Cuccu
Emilia Gallistru
Daniela Idili
Daniela Littarru
Rita Loi
Andrea Mameli
Ornella Marelli
Maria Grazia Putzolu
Paola Sanna
Francesco Tuveri
Tiziana Vecchio


Le foto sono di Francesca Mu

07 dicembre 2017

Dormono sulla collina. TeatrExma, venerdì 8 e sabato 9 dicembre alle 21:00

Finalmente ci siamo! Venerdì 8 dicembre alle 21 e in replica sabato 9 con lo stesso orario, andrò in scena insieme agli altri allievi del laboratorio avanzato del Teatro dallarmadio all'ExMa di Cagliari con Dormono sulla collina liberamente tratto dall'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Master, esito scenico del corso condotto da Fabio Marceddu e Antonello Murgia.
Dormono sulla collina
Regia e messinscena Antonello Murgia
Aiuto regia Fabio Marceddu
Assistente Cricri Bocchetta
Con:
Mariolina Addari
Marcello Bellu
Alessandra Boero
Sergio Casu
Carla Cocco
Fabrizia Coco
Nicola Costarellan
Elisabetta Cuccu
Emilia Gallistru
Daniela Idili
Daniela Littarru
Rita Loi
Andrea Mameli
Ornella Marelli
Maria Grazia Putzolu
Paola Sanna
Francesco Tuveri
Tiziana Vecchio

La messinscena, immersa in un gioco di luci e ombre, punta a esaltare l'intensità dei racconti di Spoon River, attraverso lo studio di una recitazione essenziale, che aspira a essere onesta e credibile.
L’Antologia è un testo vivo, moderno e quanto mai attuale, che racconta le storie di esseri umani senza epoca, gli abitanti del mondo, il microcosmo che proietta nel macrocosmo l'eterno affanno umano. Non si parla di morte in questo saggio, si cerca soltanto di rievocare la magia necessaria del teatro, inteso come luogo dell'anima. Antonello Murgia e Fabio Marceddu riportano l'attenzione sul flusso vitale che si cela in ogni circostanza della vita, cercando di "tradurre" e reinterpretare il dolore, piuttosto che compiacersene, o scaraventarlo addosso agli spettatori.
TeatrExma - un teatro per tutte le stagioni nasce dalla collaborazione tra il Teatro dallarmadio e il Consorzio Camù gestore dell’EXMA, spazio che ospiterà complessivamente, sino al 25 maggio, venticinque spettacoli. TeatrExma - un teatro per tutte le stagioni ha il sostegno degli Assessorati alla cultura del Comune di Cagliari e della Regione Autonoma della Sardegna.

Le foto di Francesca Mu

05 dicembre 2017

Sarda firma la copertina del Time. L'unione Sarda, 5 dicembre 2017

La copertina del Time di questa settimana, dedicata a un servizio sulle unità speciali delle forze armate Usa, è stata illustrata da Maria Antonietta Mameli.
Nata a Cagliari nel 1969, Maria Antonietta Mameli si è trasferita a New York dove a partire dal​ 2007 ha iniziato ad affermarsi come artista. Mameli ha acquistato la sua prima macchina fotografica professionale a New York nel febbraio 2006 e da allora non ha mai spesso di esplorare l'infinito potenziale della fotografia come strumento creativo.
Maria Antonietta Mameli ha esposto ​nelle fiere internazionali d'arte più importanti del mondo:​ Parigi, Firenze, Basilea, Miami, Beijin e a New York, nella rinomata Galleria Bruce Silverstein, specializzata in fotografia d'arte, che descrive così: «L'opera riduzionista di Maria Antonietta Mameli unisce le componenti più essenziali della fotografia: luce​,​​ ombra ​​e ​forma​.​ Riducendo al minimo gli elementi compositivi​ ​delle sue immagini, Mameli non solo richiama l'attenzione sulla bellezza temporale dei suoi soggetti anonimi, ma anche sulla semplicità del mezzo. Mameli​ isola l'arte dalle minuzie della vita e la nostra comprensione di essa".
Com’è nata questa copertina del Time?
«È nata con una telefonata da parte del photo editor della redazione del TIME: mi ha spiegato che stavano lavorando a una storia sui  soldati americani e mi ha chiesto di creare un’immagine ad hoc per illustrare l'articolo. L'immagine di copertina è il risultato di tanti scatti e ore di lavoro nella mia camera oscura digitale. Questa è la terza volta che collaboro con il TIME: e ci sarà senz'altro l’opportunità di nuovi progetti in futuro».
Il photo editor le lasciava carta bianca?
Il ritratto di Maria Antonietta è di Giovanni Stefano Ghidini​
«Sì. Ho lavorato con assoluta libertà creativa, con in mente il tema della storia che sarebbe stata pubblicata sulla rivista».
Che effetto le fa questo traguardo?
«Surreale».
Questo è un riconoscimento che arriva dopo dieci anni di mostre e successi in tutto il mondo. Quali sono i prossimi obiettivi?
«Sto lavorando a diversi nuovi progetti e collaborazioni internazionali.»
Quando e come si scoperta artista?
«Quando avevo cinque anni mi piaceva giocare con la Polaroid di mia madre. La fotografia è sempre
stata dentro di me.»
Che cosa rappresentano New York e l'America in tutto questo? Una fonte d’ispirazione o qualcosa di
più?

«New York è una città magica, popolata da magiche creature. L’energia che impregna New York è palpabile e io l’ho sentita fortissima dal primo istante in cui ho posato piede a JFK airport, e continua a nutrirmi con il suo flusso incessante. L’America è tutt’oggi il paese della meritocrazia e dalle incredibili opportunità. La mia storia lo dimostra. In Italia non sarebbe mai potuta succedere.»
ANDREA MAMELI

10 novembre 2017

Fisica sognante fa rima con insegnante. Federico Benuzzi a Cagliari per il FestivalScienza 2017

Federico Benuzzi è attore, giocoliere, insegnante di matematica e fisica. Al Cagliari FestivalScienza 2017 ha portato i suoi spettacoli e la sua capacità di spiegare con semplicità. Perché una delle qualità di Benuzzi è proprio questa: far divertire e poi far capire perché ci si è divertiti.
Prima con tre mattoni da giocoliere, poi con quattro, lancia, riprende, lascia cadere, raccoglie, rilancia, riprende. Scherza: "Attrito attrito delle mie brame, da cosa dipendi nel mio reame?".
E poi spiega: l'attrito è causato da microsaldature presenti fra le superfici a contatto.
La Sala delle Mura dello spazio culturale Il Ghetto è piena: non c'è una sedia libera. Studenti e professori seguono le battute dell'attore, i movimenti del giocoliere e le parole dell'insegnante.
E così le tre figure si fondono in una sola. Lui ne è consapevole e lancia alcuni messaggi nella bottiglia: galleggeranno nelle menti dei ragazzi finché sarà il momento di spaccare il vetro e leggere il contenuto.
"Quando studiate state sviluppando intelligenze per sfidare il mondo. E ricordatevi che anche le materie che non ci piacciono sono utili perché ci aiutano a capire le regole del mondo".


Il pubblico si diverte e Benuzzi alza il tiro: coinvolge alcuni ragazzi guadagnando ulteriore attenzione, in particolare quando porta in scena il suo monociclo e salta un ragazzo sdraiato a terra. Spiega l'equilibrio, mostra un video con strabilianti evoluzioni in sella al monociclo. Scherza: "Ombelico, i pugliesi lo chiamano baricentro".
Benuzzi non si limita a mostrare come sa usare bene il monociclo ma spiega con chiarezza come funziona: il pedale, la ruota, l'altezza della sella.


Poi accade qualcosa che altri, al suo posto, avrebbero fatto finta di non vedere. Un ragazzo strappa un capello a una ragazza. Benuzzi vede, si ferma, si rivolge prima al ragazzo per una breve ma intensa sgridata e poi al professore e gli chiede di allontanarlo. Il tutto dura pochi secondi. La lezione di educazione civica (quella materia introdotta nella scuola italiana da Aldo Moro nel 1958 e cancellata dalla "Riforma Gelmini" nel 2011) sarà sicuramente recepita.
Si passa poi al diablo (non dallo spagnolo diavolo ma dal greco "lanciare attraverso") e qui il palcoscenico è tutto per il giocoliere.



Ma poi il fisico si riprende la scena e spiega quali sono le regole che governano il comportamento di questa sorta di clessidra posata su una corda: regole non semplici, come non sono semplici le traiettorie e i movimenti del diablo.





Benuzzi - che illustra la fisica del diablo nel suo manuale di giocoleria in formato Kindle: "Giocolieri si diventa" - spiega chiaramente come funzionano le cose che porta sul palcoscenico e diffida dal farne un uso spericolato.
Dopo un'ora e mezza di conferenza-spettacolo o meglio di lezione-spettacolo è il momento delle domande.
Un ragazzo chiede: "cosa provi quando sei sul palco?" e lui: "mi piace quando la battuta che ho preparato fa ridere e quando il mio gesto, provato e riprovato, fa applaudire il pubblico".
Poi il ragazzo si scusa, evidentemente teme di aver posto un quesito sciocco.
E Benuzzi intuisce e risponde, forse parafrasando don Milani: "Non esistono domande sciocche, ma possono esistere risposte superficiali".

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 11 novembre 2017